Il silenzio: perché l’uomo lo teme e quali sono i suoi doni

L’essere umano non è abituato al silenzio. Tranne qualche rara e notevole eccezione, gli individui provano disagio nel rimanere in silenzio, in quanto esso funge da cassa di risonanza per il nostro caos interiore. Stare in compagnia di un’altra persona senza parlare nè fare null’altro di particolare, rimanersene in una stanza immobili senza ascoltare musica, guardare la televisione, leggere, interagire con un amico. Tutte situazioni che arrecano inquietudine, danno la percezione che ci sia qualcosa che non va, un brusio di sottofondo fastidioso e scomodo. Sebbene sia un problema che attanaglia principalmente l’uomo moderno, schiavo della tecnologia e abituato alla società dei rumori e del fare, già il grande filosofo del 600 Blaise Pascal aveva intuito quale fosse la naturale condizione dell’uomo. Egli scriveva: “La disgrazia degli uomini deriva dal non sapere essi starsene tranquilli in una camera”. Se si abbassa il volume all’esterno, si sente ciò che abbiamo dentro, e non è tutto piacevole e allora riempiamo le nostre giornate di attività che ci tengano impegnati, infarciamo i nostri incontri e le nostre relazioni con dialoghi talvolta futili, teniamo impegnata la mente per fuggire da noi stessi. Per non sentire il dolore che proviamo a causa della nostra incapacità di creare il silenzio dentro di noi.

Oggi questo fenomeno è oggetto di studi. All’Università della Virginia e ad Harvard sono stati condotti degli esperimenti utilizzando delle cavie umane. Alcuni studenti universitari, offertisi volontari, sono stati rinchiusi in camere a compartimenti stagni, in cui regnava il silenzio assoluto. Nessun rumore proveniva dall’esterno, non potevano ascoltare nessun segnale uditivo proveniente dall’ambiente, inoltre avevano ricevuto il mandato di non interagire tra loro, non parlare nè comunicare in nessun modo con gli altri partecipanti all’esperimento. Non avevano nulla a disposizione che li tenesse impegnati, nessun telefonino nè tablet, radio, televisione. Dovevano semplicemente restare in silenzio e non fare nulla. Alcuni di loro, dopo pochi minuti, chiesero di uscire, in preda all’ansia, pallidi e agitati, incapaci di gestire le scomode sensazioni che il silenzio stava facendo emergere dentro di loro. Coloro che resistettero furono collegati a degli elettrodi tramite cui potevano darsi volontariamente delle scariche elettriche. Oltre la metà di costoro attivò le scariche, seppur dolorose, pur di tenersi impegnato in una attività che gli consentisse di rompere la stasi che li imprigionava.

Il silenzio é la proiezione del presente, ci richiama al qui è ora, ci impone di vivere l’attimo. La nostra mente vuole invece viaggiare altrove, al presente e al futuro nella logica del “fare” e del “diventare” per fuggire dall’ “essere”, da ciò  che siamo, per proiettarci su ciò che vogliamo raggiungere  con le nostre azioni.

Oltre a ragioni di natura introspettiva ci sono anche elementi  biologici che influenzano il disagio del silenzio. L’essere umano é  schiavo di un neurotrasmettitore, la dopamina. Essa è  causa del nostro bisogno inesauribile di provare piacere, agisce da vettore per le nostre azioni alla ricerca di un senso di benessere e soddisfazione. Ma la funzione della dopamina non è  quella di farci sperimentare  questo piacere, bensì  di farcelo rincorrere, per cui, una volta raggiunto il benessere desiderato, questo neurotrasmettitore si attiverà  nuovamente facendoci rincorrere ulteriore piacere, alla ricerca di un appagamento  destinato a non concretizzarsi mai. Come un buco nero che tutto risucchia e annichilisce, la dopamina annulla il momentaneo piacere generato dal raggiungimento  di ciò  che abbiamo desiderato e ci fa ripartire alla ricerca di nuove gratificazioni e soddisfazioni. Non è  difficile intuire come la dopamina sia nemica del silenzio, essa é  artefice di quell’impulso  emotivo, sensazionale e cerebrale che spinge l’essere umano a non fermarsi, non ascoltare e in definitiva a “non essere”. É  anche all’origine del fenomeno  dei social network, la ricerca spasmodica dei like, essere sempre connessi, apparire, mostrarsi nella propria esterioritá con delle foto oppure nella propria interiorità con delle frasi ad effetto che rivelino i propri sentimenti, sono generati dalla scomoda sensazione che “ci stiamo perdendo qualcosa”e allora si infarcisce ogni attimo con un post, una condivisione, ci si collega a Facebook perché  siamo in preda alla noia del presente e allora osserviamo avidamente la bacheca alla ricerca di un messaggio, una richiesta di amicizia, un pollice verso che ci dia la soddisfazione  che bramiamo. Provate a rinchiudervi in camera, posate il telefonino sulla scrivania e stendetevi sul letto senza fare null’altro che osservare il soffitto. Osservate quanto tempo intercorre prima che sopraggiunga la tentazione  di afferrare il cellulare e collegarvi a facebook. Cosa succede? Avete bisogno di qualcosa. Qual’é  il pensiero che muove la vostra azione? “Ho bisogno di un’emozione. Una bella notizia, un evento, un incoraggiamento  che mi gratifichi”. Ma non la troviamo e continuiamo la nostra ricerca spasmodica o,se la nostra ricerca produce un risultato, esso é fugace e fragile come un bicchiere di cristallo.

Nonostante la paura e l’inquietudine che genera, il silenzio è  un amico prezioso. Se sappiamo farci avvolgere da esso può  regalarci un senso di pienezza che nessun’altra esperienza  può  farci sperimentare. Chi medita sa di cosa parlo, la meditazione  é  una pratica che si svolge in silenzio, si ascolta con altre orecchie, si contempla il nostro respiro come se fosse una guida per la nostra mente. Quando meditiamo semplicemente  “stiamo”, l’attività  cerebrale si riduce, la produzione di dopamina anche, viviamo l’attimo presente traendo soddisfazione dalla sola azione di respirare.  Per il solo fatto di esser vivo. Sperimento la completezza dell’essere, il silenzio mi consente di creare il vuoto per poi pienarlo con una nuova dimensione di me.  Il me stesso espanso, l’io che non si sente una particella frammentata e separata dal flusso  del divenire, ma parte del tutto.

Anche il contatto con la natura consente di fare una tale esperienza col silenzio. Davanti ad un paesaggio mozzafiato, un tramonto commovente, la potenza di una cascata o l’irremovibile maestosità  di una montagna non servono parole per esprimere il senso di meraviglia e stupore che provo. Ascolto me stesso e vivo quell’attimo con calma. Il passato non esiste più, il futuro non è  ancora arrivato. Ci sono solo io e il mio presente, calato nell’eterno divenire che si spacanca dinanzi al mio Essere.

 

 

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Informazioni su Arsenio

Arsenio Siani nasce a Sarno (SA) il 29/9/1982. Di animo sensibile e introverso, da sempre assetato di conoscenza, studioso, nel tempo libero, di filosofia e religione, nel 2009 si converte al Buddismo aderendo all'istituto buddista italiano Soka Gakkai, con cui inizierà un percorso di autoconoscenza e di sviluppo di consapevolezza sulla vita e sull'uomo. Questo percorso lo porterà ad intraprendere studi di psicologia che lo porteranno a conseguire il diploma in counseling e coaching e a intraprendere la carriera come counselor. Nel 2012 decide di dedicarsi alla scrittura e dopo circa un anno vede la luce il suo primo romanzo, "Roba degli altri mondi", primo volume della trilogia Fantasy “I Maestri”, pubblicato dalla casa editrice Officine Editoriali. Scrive anche racconti con cui partecipa a diversi concorsi letterari, ottenendo riconoscimenti e segnalazioni. Nel novembre 2013 il suo racconto "Calzini" si classifica al primo posto nella sezione “Racconti” alla decima edizione del "Cahieurs du trosky Cafè". Nel 2014 “Roba degli altri mondi” riceve la menzione d’onore da parte della giuria al concorso letterario “Penna d’autore” e nel luglio dello stesso anno la sua raccolta di racconti "Ogni cosa è connessa" viene segnalata al concorso letterario "Narrando per passione".Nel 2015 pubblica, sempre per i tipi di Officine Editoriali, “Il prezzo della conoscenza”, secondo volume della trilogia “I Maestri”. Inoltre per la Eretica edizioni pubblica la raccolta di racconti "Frammenti". Altre sue grandi passioni, il disegno e la fotografia per i quali manifesta particolare sensibilità e trasporto.

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